Italia e Israele: una strategia per la crescita

 

 

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Silvia Francescon, 10 dicembre 2013

 

Alcuni giorni fa il Presidente del Consiglio Enrico Letta ha incontrato l’omologo israeliano Netanyahu. L’incontro  si è concluso con la firma di 12 accordi bilaterali sicurezza pubblica, protezione civile, energia, salute, educazione, ricerca e tecnologia, con lo scopo di “garantire la crescita e nuovi posti di lavoro”, come ha sottolineato Letta stesso.

Italia a Israele sono legate da una relazione lunga e redditizia. Nel 2010 l’Italia è diventata il quarto partner commerciale di Israele (dopo Stati Uniti, Cina e Germania). Le esportazioni israeliane verso l’Italia riguardano soprattutto l’industria petrolchimica, ammontando ad un 48% sul totale che è di circa $167 miliardi.

 

Tra gli accordi sottoscritti a Roma, uno dei più interessanti è quello legato al settore energetico.

Nel 2010 Israele ha scoperto il “Leviatano”, un grande giacimento di gas che dal 2018 gli permetterà di diventare un nuovo attore energetico nell’area del Mediterraneo. Attualmente Israele è in cerca di acquirenti e l’Italia sembra desiderosa di giocare un ruolo centrale nella partita.

L’accordo energetico tra i due paesi rappresenta un’opportunità concreta per l’Italia per diventare un hub euro-mediterraneo dell’energia. Tale azione rientra in una strategia nazionale ed europea che, insieme al recente accordo sul gasdotto transatlantico (Tap), è diretta a diversificare i fornitori energetici.

L’approccio italiano verso i partner esteri mostra l’impegno del paese per il rilancio della crescita e per un interesse anche europeo dedicato al rafforzamento delle politiche comuni regionali. Non a caso la strategia energetica rientra tra le principali priorità della prossima presidenza italiana dell’UE (seconda metà del 2014).

Nonostante il rafforzamento dei legami economici sia stato l’obiettivo principale dell’incontro, i due leader non hanno perso l’occasione per discutere temi di interesse internazionale, primo fra tutti il recente accordo sul nucleare iraniano. Durante la conferenza stampa Netanyahu ha ribadito il disappunto per la riduzione delle sanzioni, sostenendo che bisogna agire il prima possibile in modo da non compromettere gli sforzi fatti.

L’Italia guarda agli accordi con l’Iran con cautela. Secondo Letta, “la de-nuclearizzazione militare dell’Iran è un obiettivo dell’intera comunità internazionale” che deve essere perseguito con “mezzi pacifici e diplomatici”. Inoltre, durante la conferenza stampa Letta stesso ha espresso la sua posizione sugli sviluppi del processo di pace in Medio Oriente auspicando che il 2014 sia l’anno della svolta, sia per i palestinesi che per la stabilità della regione.

Sul piano internazionale, entrambi i capi di governo condividono le preoccupazioni per la situazione siriana e libica. Non è stato detto niente di concreto, ma sembra chiaro che, soprattutto per quanto riguarda la Siria, c’è assolutamente bisogno di implementare la Risoluzione ONU contro l’utilizzo di armi chimiche.

Durante gli ultimi mesi sembra che l’Italia abbia lavorato molto per rafforzare il suo ruolo internazionale. Il nuovo approccio del governo sta guidando il Paese verso la giusta direzione: l’Italia vuole avere un ruolo  attivo a livello europeo ed internazionale. D’altronde, l’Italia è stato uno dei primi Paesi a ristabilire le relazioni diplomatiche con l’Iran e a chiederne l’inclusione al tavolo dei negoziati di Ginevra.

Anche il recente incontro intergovernativo con la Russia è una dimostrazione che l’Italia desidera affermarsi come attore fondamentale sul piano internazionale, soprattutto in un contesto regionale più ampio che va dal Nord Africa e Medio Oriente ai Paesi dell’Europa orientale.

Un segnale del nuovo ruolo dell’Italia è il fatto che Roma stia diventando il luogo dove discutere questioni cruciali internazionali ed europee. Infatti, non molto tempo fa la capitale ha ospitato l’incontro tra Netanyahu e John Kerry. Senza dubbio stiamo assistendo ad un notevole cambiamento sia a livello internazionale che europeo. L’Italia sta così emergendo da uno scenario internazionale molto complesso come un attore chiave della politica estera.

 

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