Getting our own house in order, by Silvia Francescon, July 2, 2013

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Welcome in Europe, Croatia! This week a new country joined the EU, and I hope others will follow – including Turkey. To join the EU, these countries will have to undergo complex accession negotiations. Europe requires the highest standards on many issues, and rightly so. But once you are in, who takes control? Who monitors that all the tough requirements are not only on papers but also implemented?

On human rights, where Europe is considered a champion and whose protection and promotion is a pre-requisite for accession, Member States have demonstrated that sometimes they take a break from their promises. Look at Hungary, or Sarkozy and the Roma case.

You could also look at the long situation of (in)justice in my own country, Italy: last week, while the United Nations celebrated the International Day in Support of Victims of Torture, the Italian Council of Ministers passed a decree to ease chronically overcrowded prisons, declared an emergency in 2010. This was an important step towards the right direction of tackling injustice in Italian jails, but much more needs to be done, starting from inserting torture in the body of tort law. Yes, in Italy the crime of torture does not exist! Last week’s bill mandates a reduction of pre-trial detention and alternatives to jail for minor offences and for alcoholics and drug addicts committing minor crimes. According to the prison rights group Antigone, 40 percent of inmates have pending trials; in Germany and Britain it’s 15 percent. Of convicted prisoners, 37 percent are serving sentences for drug-related crimes, compared to a European average of 15 percent.

In Italy, the detainees are mostly men (women are 4 percent) and 41 percent of the prison population is under 35. The Minister for Justice, Anna Maria Cancellieri, said there are 65,831 prisoners, despite official capacity of the system being 47,045. The country’s detention facilities are running at 142 percent capacity, with some jails at 268 percent. The country’s slow-moving justice system is the major cause of this dramatic situation.

Independent research centres, such as the International Centre for Prison Studies and the above mentioned Antigone, say the 206 Italian jails are the most crowded in the European Union, and the number of prisoners is estimated to be even higher than what officially declared. Not surprisingly, back in January the European Court of Human Rights ruled that Italy’s prisons violated inmates’ basic rights, and ordered them to make required changes within a year. The court ruled on a 2009 case over the crowded living conditions brought by seven inmates: they were detained in two separate jails, in nine square-meter cells that were shared by three prisoners. In Strasbourg, the Court said the conditions violated the European Convention on Human Rights, which forbids torture and inhumane or degrading treatment.

Unfortunately Italy picks up two sad records when it comes to human rights violations and torture. In 2012 it collected a record haul of fines at the European Court of Human Rights, which ordered Italy to pay a total of €120 million to citizens whose rights had been violated. These were the highest annual fines that any of the 47 member states of the Council of Europe had total ever collected. In addition, Italy is regularly fined for the slowness of its legal system, which implies that the right to have justice in a reasonable time frame is frequently disregarded.

The other primacy our country has is that it is the only country across the EU where the crime of torture is not part of the Penal Code. Despite Convention obligations and Italian constitutional provisions requiring the criminalisation of torture, Italy has failed to adopt all the required legislation. In particular, certain types of physical or mental torture under Article 1 of the Convention may not be covered by the criminal law, partly because of the absence of a specific “crime of torture” in the Italian penal code. Last October, the Parliament approved the ratification of the Optional Protocol to the UN Convention against Torture, but failed to introduce the crime of torture into the criminal code, as the Convention requires. No systemic measures were taken to prevent human rights violations by police, or to ensure accountability for them.

This had implications for the trials regarding the 2001 Genoa G8 – in my view the worse page for the democracy of the Italian Republic. 25 senior officials and police officers were convicted for their involvement in the ill treatment of demonstrators on 21st July 2001, receiving sentences of up to five years. However, due to a law designed to cut inmate numbers, which allows for a three-year reduction in sentences, nobody was imprisoned, although all were suspended from duty for five years. This is what happens in the absence of the crime of torture.

Being Europeans means much more than respecting deficit parameters. Europe must be able to maintain its social standards even once States are already Members and with a proper accountability mechanism. How can Europe be respected abroad if it does not apply internally what it preaches? How can Italy represent Europe in the second half of 2014 if it does not reform internally, not only on the economic front but also on the human rights one? The accession to Europe of a new EU member is a reminder that those already in the club need to get their own houses in order too.

Traduzione

Teniamo la nostra casa in ordine

Croazia, benvenuta in Europa! Questo week-end un nuovo stato è entrato a far parte dell’UE, e spero che ne seguiranno altri – inclusa la Turchia. Per entrare a far parte dell’Unione Europea, questi paesi sono sottoposti a complicati negoziati di adesione. L’Europa richiede elevati standard su molte questioni ed è giusto così. Ma una volta che sei dentro, chi detiene il controllo? Chi controlla che tutti i requisiti siano realmente implementati e non rimangano solo sulla carta?

Per quanto riguarda i diritti umani, per i quali l’Europa è considerata un modello e la cui promozione e protezione è considerata un pre-requisito per l’accesso, gli Stati Membri stessi hanno dimostrato che non sempre mantengono le promesse. Basta guardare al caso dell’Ungheria, o a quello di Sarkozy e dei Rom.

Si può anche guardare alla situazione di ingiustizia nel mio stesso paese, l’Italia: la scorsa settimana, mentre le Nazioni Unite celebravano la Giornata Internazionale in Supporto alle Vittime di Tortura, il Consiglio dei Ministri, ha approvato un decreto che aiuta le prigioni cronicamente affollate, dopo l’emergenza dichiarata nel 2010. Questo è un passo avanti per poter affrontare le ingiustizie nelle prigioni italiane, ma vi è ancora molto da fare, come inserire il reato di tortura nel nostro codice civile. Già, in Italia il reato di tortura non esiste! La scorsa settimana è stato approvato un disegno di legge per ridurre la custodia preventiva e per proporre pene alternative alla prigione per i reati minori e per alcolizzati e drogati che commettono reati minori. Secondo Antigone, un movimento per i diritti dei detenuti, il 40% dei detenuti, ha processi pendenti; in Germania e Gran Bretagna il 15%. Dei detenuti condannati, il 37% sta scontando una pena per reati relativi ai crimini di droga, mentre in Europa il 15%.

In Italia i detenuti sono soprattutto uomini (le donne sono il 4%) e il 41% dei detenuti ha meno di 35 anni. Il Ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri ha affermato che ci sono 65.831 detenuti, nonostante la capacità di detenzione ufficiale del sistema sia di 47.045 detenuti. Le strutture di detenzione lavorano al 142% delle loro capacità, in alcune progioni al 268%. La lentezza del nostro sistema giudiziario è la causa maggiore di questa drammatica situazione.

Centri di ricerca indipendenti, come l’International Centre for Prison Studies, o il già menzionato centro di Antigone, sostengono che 206 prigioni italiane sono le più popolate dell’Unione Europea, e che il numero reale di detenuti sia superiore rispetto a quanto dichiarato. Non a caso, a gennaio la Corte Europea per i Diritti Umani ha stabilito che le prigioni italiane violano i diritti fondamentali dei detenuti ed ha ordinato di attuare i cambiamenti richiesti entro un anno. Il tribunale ha stablito queste decisioni basandosi su un caso del 2009 che riguardava le condizioni di sette detenuti: erano detenuti in due prigioni separate, in celle di nove metri quadri che erano condivisre da tre detenuti. A Strasburgo, la Corte ha decretato che queste condizioni violassero la Convenzione Europea dei Diritti Umani, che proibisce la tortura e i trattamenti disumani o degradanti.

Sfortunatamente l’Italia è detentrice di due tristi record, legati alle violazioni dei diritti umani e dalla tortura. Nel 2012 ha collezionato sanzioni della Corte Europea per i Diritti Umani, la quale ha ordinato all’Italia di pagare 120 milioni di euro a cittadini di cui erano stati violati i diritti, la più alta multa presa dai 47 Stati Membri del Consigli d’Europa abbia mai collezionato. Inoltre, l’Italia è regolarmente multata per la lentezza del sistema giudiziario, con la conseguenza che il diritto di avere giustizia in tempi ragionevoli è frequentamente disatteso.

L’Italia è inoltre l’unico paese dell’Unione Europea a non avere il reato di tortura nel proprio codice penale, secondo primato. Nonostante gli obblighi della Convenzione e le disposizioni costituzionali italiane che richiedono la criminalizzazione della tortura, l’Italia non ha adottato tutte le norme necessarie. In particolare, alcuni tipi di tortura fisica o mentale ai sensi dell’Articolo 1 della Convenzione, non possono essere coperti dal diritto penale, in parte proprio per l’assenza di uno specifico “reato di tortura” nel codice penale italiano stesso. Lo scorso ottobre il Parlamento ha approvato la ratifica di un protocollo opzionale per le Nazioni Unite contro la tortura, ma non è riuscita a introdurre il reato di tortura nel codice penale, come richiede la  Convenzione. Non sono state assunte misure sistematiche per prevenire violazioni dei diritti umani da parte della polizia, o per poter accertare eventuali responsabilità.

Tutto ciò ha avuto implicazioni nei processi riguardanti i fatti del G8 di Genova del 2001 – dal mio punto di vista la peggiore pagina della democrazia della Repubblica Italiana. 25 alti ufficiali e poliziotti sono stati condannati per il coinvolgimento nel maltrattamento dei manifestanti del 21 luglio 2001, ricevendo condanne fino a cinque anni. Tuttavia, a causa di un disegno di legge che voleva tagliare il numero di detenuti e che consentiva una riduzione di tre anni delle condanne, nessuno è stato incarcerato, anche se tutti sono stati sospesi dal servizio per cinque anni. Questo è ciò che accade in assenza del reato di tortura.

Essere europei significa molto più che rispettare semplicemente i parametri di deficit. L’Europa deve riuscire a mantenere i suoi standard sociali e con un meccanismo di responsabilità adeguata. Come può l’Europa essere rispettata all’estero se non applica all’interno ciò che predica? Come può l’Italia rappresentare l’Europa nella seconda metà del 2014 se prima non si riforma internamente, non solo dal punto di vista economico ma anche dei diritti umani? L’entrata in Europa di un nuovo membro sia il promemoria per coloro che già vi appartengono per “tenere in ordine le proprie case”.

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