John Kerry in Italy, by Silvia Francescon, May 9, 2013

ITALIAN PREMIER LETTA MEETS US STATE SECRETARY KERRY

John Kerry arrived in Rome from Moscow, where he convened with foreign Minister Sergei Lavrov to call for an international conference, possibly by the end of the month, to discuss a political solution for Syria, to “end the bloodshed, the killing and the massacres.” The diplomatic breakthrough aimed to recuperate the Geneva communiqué and to create a transitional government. (The implementation of the agreement, discussed back in June 2012, was blocked since the question of the future of President Assad was left unsolved.)


This is Kerry’s second visit to Italy since his appointment as Secretary of State. The impression is that he has grasped the value of its historic role as a bridge between East and West, and between North and South. Its geographic and cultural proximity to the Mediterranean may now turn into a great diplomatic opportunity. Kerry might also have chosen Rome because Italy is expected to draft its position to keep the embargo for supplying of weapons to Syria, ahead of the next Foreign Affairs Council of the European Union later this month. Britain and France have insisted on lifting the embargo so they can aid the insurgents, but Italy has held an intermediate line stating that the priority is ending Syria’s humanitarian tragedy. A change in the Italian position may influence the choices of Europe.

Two more domestic factors that might have brought Kerry to Rome are the long term trust between the US Ambassador to Italy, David Thorne, and Kerry, and a positive outlook towards the new Italian government. An attempt to ensure “a closer cooperation with Italy on many pressing issues all over the world”, as Kerry said in his congratulations to the newly elcted PM Enrico Letta, seems evident. Especially since both Letta and the new Foreign Minister Emma Bonino are considered valuable resources for the EU-US diplomacy. Bonino’s priorities will be Europe and the MENA region. She is a trusted friend of the people of this region, not only because she lived there (and speaks Arabic) but also and mostly because she has always taken care of the human right and female dimension in those countries. The fact that Kerry has chosen Italy for consultations on the crisis in Syria and the Israeli-Palestinian negotiations suggests there is a strategic role that Italy could play. While the EU is struggling to set a clear foreign policy line, Italy should not miss the opportunity to offer to its European partners its strong comparative advantage and put itself at the disposal of Europe and the international community. In particular, Italy could host the international conference that Kerry is seeking to organise as soon as possible. We are still far from a solution both in Syria and in Israel and Palestine, but certainly Europe needs to re-engage.

Italy can choose: it can be only one location, interchangeable with any other, or turn into a place of active foreign policy. Kerry’s visit is an opportunity for activity on the Middle East that Italy (and Europe) must take, even if this involves upgrading its commitments – not so much military but political and diplomatic.

TRADUZIONE

John Kerry è giunto a Roma da Mosca, dove ha incontrato con il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov: frutto dell’incontro è stato l’accordo su una conferenza internazionale, da tenersi entro fine mese, per proporre una soluzione politica per la crisi siriana, “per mettere fine al bagno di sangue, alle uccisioni e ai massacri”. La svolta diplomatica puntava al recupero del Comunicato di Ginevra e alla creazione di un governo di transizione (la realizzazione di quell’accordo, discusso nel giugno del 2012, si era infatti arenata sulla questione del ruolo che avrebbe dovuto rivestire il Presidente Assad).

Questa è la seconda volta che Kerry viene in Italia in qualità di Segretario di Stato. L’impressione che ne deriva è che egli abbia colto il valore storico del Paese come ponte tra Est e Ovest, così come tra Nord e Sud. La sua prossimità geografica e culturale al Mediterraneo potrebbero ora trasformarsi in una grande opportunità diplomatica. Inoltre, Kerry potrebbe aver scelto Roma perché l’Italia deve ancora definire la propria posizione sulla questione dell’embargo alle forniture di armi verso la Siria, in vista del prossimo Consiglio Affari Esteri dell’Unione europea che si terrà questo mese. Francia e Gran Bretagna, dal canto loro, hanno insistito per rimuovere l’embargo così da aiutare i ribelli, mentre l’’Italia ha sinora assunto una posizione intermedia, affermando che la priorità sia porre fine alla tragedia umanitaria in Siria. Un cambio di rotta dell’Italia potrebbe influenzare le scelte degli altri Paesi europei.

Altri due fattori di politica interna che potrebbero aver portato Kerry a scegliere Roma sono l’amicizia di lunga data con l’Ambasciatore americano in Italia, David Thorne, e un atteggiamento positivo rispetto al nuovo governo italiano. Sembra evidente anche un tentativo di assicurare “una più stretta cooperazione con l’Italia su questioni urgenti in tutto il mondo”, come lo stesso Kerry ha affermato nel suo saluto di congratulazioni al neo eletto premier Enrico Letta. Questo è tanto più vero se si pensa che sia Letta sia Emma Bonino, il nuovo Ministro degli Affari Esteri italiano, sono considerati risorse utili dalla diplomazia dell’Ue e degli Stati Uniti. Le priorità del Ministro Bonino saranno l’Europa e la regione euro-mediterranea (i Paesi MENA). Persona ben conosciuta e di fiducia in questi Stati, è apprezzata non solo in quanto vi ha trascorso un periodo della sua vita (parla arabo) ma anche e soprattutto perché è sempre stata una promotrice del rispetto dei diritti umani e della condizione femminile nella regione. La circostanza che Kerry abbia scelto l’Italia per le consultazioni sulla crisi siriana e il rilancio del negoziato israelo-palestinese suggerisce evidentemente che il Paese possa assumere un ruolo strategico in entrambe le vicende. Mentre l’Ue fatica a definire una linea chiara di politica estera, l’Italia non dovrebbe perdere l’opportunità di condividere con i propri partner europei il vantaggio comparativo che ha in questo caso, e di mettersi a disposizione sia dell’Ue che della comunità internazionale. In particolare, l’Italia potrebbe essere la sede della conferenza internazionale che Kerry sta cercando di organizzare nel tempo più breve possibile. Al momento siamo ancora ben lontani dalla soluzione del problema siriano e di quello israelo-palestinese, ma senza dubbio l’Europa ha bisogno di tornare ad essere un attore protagonista.

L’Italia può scegliere: può essere solo un luogo come un altro oppure trasformarsi in un contesto fertile di politica estera. La visita di Kerry è un’opportunità per impegnarsi in Medio Oriente che l’Italia (e l’Europa) devono cogliere, anche qualora questo richiedesse un maggiore e rinnovato coinvolgimento non tanto dal punto di vista militare, quanto politico e diplomatico.

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