Enrico Letta’s burden, by Silvia Francescon, April 24, 2013

He is young and experienced, but – most importantly – he is a truly European. Enrico Letta, 46, the new Italian Prime Minister, is probably the last chance Italy has to avoid new elections. In a country paralysed by stagnation and where enterprises shut down every day, his first address was significant: “austerity measures” he said “have reached their limits.” He also quoted President Barroso where he pointed out the urgency to place stronger emphasis on growth, including in the short term.

Consultazioni del Presidente del Consiglio incaricato Enrico Letta

My bet is that European partners, as well as international markets, will like him. Letta has an old connection to the Union: from 2004 to 2006 he was MEP with the Group of the Alliance of Liberals and Democrats for Europe, sitting in the Committee on Economic and Monetary Affairs. At the age of 32 he was Minister for European Affairs under the first D’Alema government (becoming the youngest minister in Italian history). He was then Minister of Industry under both the second D’Alema and the second Amato governments, and Undersecretary of State in the second Prodi government. He works in close connection with think tanks (quite an exception for the Italian political sphere) and is a strong supporter of a roadmap towards the realisation of a much more federal Europe.

The task is has ahead is enormous. Italian industries, a sector Letta knows well, are in a desperate situation. In 2012 alone 364,972 enterprises – a thousand each day! – have closed. Many connect this with an increased suicide rate, and between January and March this year 32 suicides were attributed to economic circumstances (the figure itself is double that of the same quarter last year). Italy’s competitiveness has been declining over the past decade while internal labour costs have grown at a faster pace than productivity, and faster than in most of the rest of the world (since the creation of the euro, Italy’s unit labour costs have risen by about 30 percent more than the currency area average). According to the Global Competitiveness Index 2012–2013 Italy’s continues to be hampered by critical weaknesses both in its economy and its administration.

Three factors are largely to blame for hindering investment in Italy: tax rates; inefficient government bureaucracy; and access to financing. The labour market also remains extremely rigid—it is ranked 127th for its efficiency, hindering job creation. In addition, lobby groups, strongly represented in parliament, tend to delay structural reforms as long as possible. 11 percent of the population is unemployed, including more than one in three (35.3 percent) of the youngest group.

Enrico Letta is determined to present his list of ministers to President Napolitano as soon as possible, despite warning that “a new government should not taken for granted.” On Thursday he starts consultations with political parties, and possibly on Friday he will go back to Napolitano with the new government, which will then have to obtain a vote of confidence in both chambers of parliament (we know already that both the leftish Sinistra Ecologia and Libertà, and Grillo’s Five Stars Movement, will not support the alliance that Letta is obliged to seek).

When (and if) the government is in place the young leader will have a very crowded European agenda: he will have to seek Parliament’s approval in order to present to the European Commission the DEF (Document on Economics and Finance), together with the National Reform Plan and the Stability Programme (on 30th April). On 22nd May EU leaders are due to discuss tax policy, with a particular focus on how to improve the efficiency of collection and tackle evasion and fraud with the aim of strengthening member states’ fiscal stance and deepening the internal market. This is a sensitive topic for Italy, given that it has one of the highest tax evasion rates of the continent: estimated at around €120 billion each year. The real looming deadline will be the 28th June European Council, where Member States will discuss excessive deficits and banking union. Thankfully Italy’s deficit has remained below the 3 percent threshold, even after the adoption of the decree that will unlock Public Administration debt to enterprises.

As I said above, there is a gigantic weight on the shoulders of the young leader, and – as he admitted – he fears his shoulders will not be strong enough to sustain such responsibility. But we need to hope that he will, as much as we trust he will. There is no alternative for Italy.

Traduzione

È giovane, ha grande esperienza e, ciò che più conta, è un vero europeo. Enrico Letta, 46 anni, è il nuovo primo ministro italiano e con buone probabilità l’ultima opportunità per il paese di andare a nuove elezioni. In uno Stato paralizzato dalla stagnazione economica che porta alla continua chiusura di imprese,  il primo messaggio del neo-premier è stato emblematico: “le misure di austerità hanno raggiunto il limite”. Letta ha poi significativamente citato il Presidente della Commissione europea Barroso, nel sottolineare l’urgenza di porre l’accento sulla crescita, anche nel breve periodo.

Scommetto che i partner europei dell’Italia, così come i mercati internazionali, lo apprezzeranno. Letta è una vecchia conoscenza dell’Unione: dal 2004 al 2006 è stato parlamentare europeo all’interno del gruppo ALDE (Allenaza dei Liberali e dei Democratici per l’Europa) e membro del Comitato per le questioni economiche e monetarie. A 32 anni è stato Ministro per gli affari europei nel primo governo D’Alema, diventando così il ministro più giovane della storia repubblicana. È stato poi Ministro dell’industria all’interno del secondo governo D’Alema e del successivo governo Amato, nonché Sottosegretario di Stato nel secondo esecutivo del Presidente Prodi. Ha lavorato da sempre a stretto contatto con think tanks (il che rappresenta un’eccezione nel panorama politico italiano) ed è un fermo sostenitore di un percorso verso un’Europa federale.

La responsabilità di cui è stato investito è grandissima. Il settore industriale, di cui Letta ha una profonda conoscenza, versa in una situazione disastrosa. Nel solo 2012 ben 364.972 aziende (migliaia ogni giorno!) hanno dovuto chiudere. Molti esperti legano questo fenomeno ad un accresciuto tasso di suicidi: tra gennaio e marzo ben 32 suicidi sono attribuibili a cause di natura economica (la cifra riportata è raddoppiata rispetto a quella dello stesso quadrimestre di un anno fa). La competitività italiana è peggiorata nell’ultimo decennio mentre il costo del lavoro sul mercato interno è andato aumentando molto più rapidamente del tasso di produttività, soprattutto se confrontato con quello di molti altri paesi (dalla nascita dell’euro, il costo unitario del lavoro in Italia è cresciuto di circa il 30% in più della media degli altri Stati che hanno adottato la moneta unica). Secondo l’indice di competitività globale (Global Competitiveness Index) 2012-2013, la performance italiana continua ad essere influenzata negativamente dalle debolezze strutturali dell’economia e burocrazia.

In particolare, tre sono i fattori responsabili del blocco degli investimenti in Italia: il tasso d’interesse; la burocrazia governativa inefficiente; l’accesso al credito. Il mercato del lavoro resta estremamente rigido: 127esimo in quanto a efficienza, ostacolando la creazione di nuovi posti di lavoro. Senza considerare i gruppi di interesse, i lobbisti, i quali trovano ampia rappresentanza a livello parlamentare e tendono a dilazionare nel tempo le riforme strutturali. L’11% della popolazione è disoccupata, includendo in questo dato ben un giovane su tre (35.5%).

Enrico Letta ha presentato in tempi brevi la propria squadra di ministri, benché avesse anticipato che un nuovo governo non si sarebbe fatto “a qualsiasi costo”. Giovedì ha iniziato le consultazioni con i partiti politici e ora si dovrà presentare in Parlamento per chiedere un voto di fiducia in entrambe le Camere. Sia il Movimento 5 Stelle di Grillo che il partito Sinistra, Ecologia e Libertà hanno già dichiarato che non sosterranno l’alleanza che Letta è stato obbligato a creare.

Quando (e se) il governo sarà operativo, il giovane leader dovrà farsi carico di una fittissima agenda europea: dovrà ottenere l’approvazione del Parlamento per poter presentare il 30 aprile alla Commissione europea il DEF (Documento di Economia e Finanza), il quale include sia il Programma nazionale di riforma sia il Programma di Stabilità dell’Italia. Il 22 maggio i leader europei si ritroveranno per discutere delle politiche fiscali, dedicando particolare attenzione alle possibilità di miglioramento dei sistemi di prelievo e di lotta all’evasione e alla frode, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la posizione fiscale degli Stati membri e di continuare nell’approfondimento del mercato interno. Questa è una tematica particolarmente sensibile per l’Italia, dal momento che il paese ha uno dei più alti tassi di evasione fiscale del continente, stimato intorno ai 120 miliardi di euro all’anno. La scadenza più minacciosa all’orizzonte del governo Letta sarà il 28 giugno, data in cui si riunirà il Consiglio europeo in cui gli Stati membri discuteranno dei propri deficit di bilancio e dell’unione bancaria. Fortunatameneil rapporto deficit/PIL italiano si è mantenuto sotto la soglia del 3%, anche dopo lo sblocco dei debiti del settore pubblico a beneficio delle imprese.

Come detto in precedenza, c’è un incredibile fardello sulle spalle del giovane leader italiano, e, come ha riconosciuto lui stesso, c’è il timore che possa non essere sufficientemente forte per sostenere tali responsabilità. A noi non resta che sperare che lo sia, così come dovremo fidarci del fatto che ci possa effettivamente riuscire. L’Italia non ha altre alternative.

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