Mark Leonard, Direttore di ECFR, parla per Capital delle relazioni Stati Uniti-Europa

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Il sonno della Ue e l’Obama bis

Se l’Europa non si sveglierà, nei prossimi quattro anni di presidenza Obama, l’America cesserà di preoccuparsene». È questa la lapidaria tesi che l’inglese Mark Leonard, 38 anni, direttore dell’European Council of Foreign Relations, il principale think tank paneuropeo per la politica estera, ha affidato al suo saggio È tempo di svegliarsi. Il sonno della UE vegliato dagli Usa è una posizione infantile. Se verrà superata, ne deriverà il grande beneficio di un’Europa più integrata e consapevole della propria potenza.

Domanda. Che cosa pensa della reazione degli europei alla rielezione di Barack H. Obama?

Risposta. Ne sono statifelici.Tanto che, se si fosse votato nelVecchio continente, Obama avrebbe avuto il massimo dei consensi. E invece gli europei non hanno compreso che i presidenti Usa, nel loro secondo mandato, agiscono molto diversamente rispetto al primo. Così com’è stato, in politica estera, per Ronald Reagan, Bill Clinton e George W. Bush.

D. Succederà anche con questo presidente?

R. Gli europei constateranno presto una diminuzione dell’interesse di Washington verso di loro dimostrata nella scelta di ministri e consulenti. Non ci sono più gli sperimentati professionisti del primo mandato, come Hillary Clinton agli esteri, Robert Gates alla difesa e David Petreus alla Cia, ma persone la cui visione del mondo si è formata in seguito all’attacco alle Torri Gemelle, alla guerra in Iraq e alla crisi finanziaria mondiale. A differenza dei loro predecessori, non avranno la stessa reazione emotiva nei confronti dell’alleanza occidentale.

kerry-romaD. Come sta cambiando l’atteggiamento Usa nei confronti della UE?

R. Gli americani mantengono un comportamento tattico, che indurrà gli europei a diventare sempre meno dipendenti dagli Usa, con i quali sussistono divergenze, soprattutto in politica economica. Obama non condivide i provvedimenti con i quali Angela Merkel gestisce la crisi finanziaria europea, mentre i tedeschi sono indignati perché gli Usa continuano a non attribuirsi colpe. Inoltre, la potenza del Vecchio continente, che più di ogni altro si basa sul multilateralismo, è troppo dispersa e non sa riunire le proprie rilevanti risorse economiche, politiche e militari. Per quanto riguarda la soluzione della crisi, è evidente che la divisione in due o più gruppi in politica estera e commerciale rende ancora più difficile la soluzione del problema.

D. Per cui gli Usa spostano i loro interessi dall’Europa… Ma verso dove?

R. Verso l’Asia. Come dimostra il fatto che, solo pochi giorni dopo la sua rielezione, Obama è volato in Myanmar a incontrare il premio Nobel Aung San Suu Kyi.

D. Nel governo Usa si parla di nuova dottrina Obama. In che cosa consiste?

R. In un mix di soft power, cyberguerra e diplomazia del cosiddetto «leading from behind». La sua efficacia è stata dimostrata nel conflitto in Libia, che agli Usa è costato solo da 1 a 3 milioni di dollari al giorno, contro i 300 milioni quotidiani spesi in Afghanistan.

D. La riduzione delle spese militari riguarda anche l’Asia?

R. No. Gli Usa hanno offerto agli Stati dell’Asean garanzie di sicurezza sull’integrità territoriale. Ecco perché sono intervenuti nella disputa tra Giappone e Cina per il possesso delle isole Senkaku-Diaoyu. Il Ministero degli Esteri Usa ha iniziato una politica di intervento in Myanmar e potrebbe instaurare una politica simile anche nella Corea del Nord.

D. Che effetto hanno avuto in Cina queste nuove iniziative?

R. I media e i nazionalisti si stanno scagliando contro il governo Usa, che viene improvvisamente demonizzato. Del resto, nella fase finale della campagna elettorale, Obama ha puntato molto sull’antidumping contro Pechino: questo atteggiamento potrebbe proseguire, visto che il 59% degli americani considera la Cina una minaccia economica (contro solo il 45% degli europei).

D. In conclusione?

R. Mentre l’America dovrà concentrarsi sempre più sull’Asia, l’Europa dovrà decidersi a risolvere direttamente i propri problemi, come avrebbe dovuto fare già da molti anni. Non sarà facile per gli europei proporre la propria partnership a paesi come Russia e Turchia, oltre che gli Usa, con sufficiente credibilità. Dovranno quindi mostrare di essere pronti a occuparsi più seriamente di prima della difesa dei propri interessi strategici.

Translation:

The EU asleep and Obama’s second mandate

“If Europe won’t wake up, during the next four years of the Obama presidency, America will cease to worry about it.” This is the lapidary thesis that Mark Leonard, English, 38 years old and Director of the European Council on Foreign Relations, the leading pan-European think tank for foreign policy, supports in his paper “Time to grow up: what Obama’s re-election means for Europe”. The sleep of the EU is considered by the U.S. as a childish position. If this position will be overcome, Europe will profit a lot by being more integrated and more aware of its power.

Q: What do you think of the reaction of Europeans to the re-election of Barack H. Obama?

A: They were happy. So much that, if the elections had been taken place in the Old continent, Obama would have had the highest approval. But the Europeans did not understand that U.S. Presidents, in their second term, act very differently than in thir first. As it was, in foreign policy, for Ronald Reagan, Bill Clinton and George W. Bush.

Q: Will it happen also with this President?

A: Europeans will soon ascertain a decrease in the interest of Washington to them, demonstrated by the recent selection of new ministers and advisors. The experienced professionals of the first term, such as Secretary of State Hillary Clinton, Defense Minister Robert Gates and the CIA head David Petraeus, are not there anymore but now there are people whose worldview was formed following the attack on the Twin Towers, the war in Iraq and the global financial crisis. Unlike their predecessors, they will not have the same emotional reaction toward the Western alliance.

Q: How the approach of the US towards the EU is changing?

A: Americans are maintaining a tactical behavior that will make Europeans less dependent on the United States, with which there are differences, especially in economic policy. Obama does not share the measures used by Angela Merkel to manage the European financial crisis, while the Germans are outraged because the U.S. still do not assume their faults. In addition, the power of the Old Continent, more than any other, is based on multilateralism, is too dispersed and is not able to pool its considerable economic, political and military resources. Concerning the resolution of the crisis, it is clear that the division into two or more groups in foreign and trade policy makes it even more difficult to solve the problem.

Q: So the US are shifting their interest from Europe…to where?

A: To Asia. As demonstrated by the fact that only a few days after his re-election, Obama flew to Myanmar to meet the Nobel Prize winner Aung San Suu Kyi.

Q: In the US government they talk about a new Obama doctrine. In what does it consist?

A: In a mix of soft power, cyber warfare and the so-called diplomacy of the “leading from behind.” Its effectiveness has been demonstrated in the conflict in Libya, that costed the U.S. only 1 to 3 million dollars a day, compared with the 300 million spent daily in Afghanistan

Q: The reduction of military expenses will concern also Asia?

R: No. The U.S. has offered to the ASEAN Members security guarantees of territorial integrity. That’s why they intervened in the dispute between Japan and China over the ownership of the Senkaku-Diaoyu islands. The Foreign Ministry has started a policy of U.S. intervention in Myanmar and could also establish a similar policy in North Korea.

Q: What effect do these initiatives have on China?

A: Media and nationalists are hurling the U.S. government, which is now suddenly demonized. Moreover, in the final stage of the election campaign, Obama has focused a lot on the antidumping against Beijing: this attitude could continue, given that 59% of the Americans consider China an economic threat (compared with only 45% of the Europeans).

Q: In conclusion?

A: While America will have to focus more and more on Asia, Europe will decide to solve its problems directly, as it should have done since many years. It will not be easy for Europeans to put forward a partnership to countries such as Russia and Turkey, as well as to the U.S., with enough credibility. They will have to show that they are ready to deal more seriously than before with the defense of their strategic interests.

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