“The end of Putin consensus”, nuova pubblicazione di ECFR a cura di Ben Judah e Andrew Wilson, ECFR Policy Fellows, sulle imminenti elezioni in Russia

 

 

Il ritorno di Putin: con quale Russia l’Europa si dovrà confrontare?

Cari Amici di ECFR,

il 4 marzo, i cittadini russi saranno chiamati a scegliere il loro prossimo presidente. Sebbene Putin sia dato per vincitore, la vittoria non sarà netta e la presidenza certamente più debole.

Il nuovo memo ECFR “The end of Putin consensus”, analizza le prossime elezioni russe e le sfide che Putin dovrà affrontare in una Russia in continuo cambiamento.

Con la fine della “ presidenza fantasma” di Medvedev, Putin si troverà a guidare una Russia cambiata, dove l’autorità centrale è indebolita, l’economia barcolla e la classe media è sufficientemente cosciente di sé per protestare contro il governo.

Secondo gli autori, Ben Judah e Andrew Wilson, ECFR Policy Fellows:

  • La crisi finanziaria ha enfatizzato la continua decadenza della governance russa, infrangendo il sogno di Mosca di potenza economica emergente. Secondo il rapporto ECFR “Dealing with a Post-Bric Russia” la Russia ha sofferto la crisi del 2009 più degli altri paesi del gruppo G20.
  • Le recenti proteste dimostrano come la Russia sia ormai irrequieta ma non ancora rivoluzionaria. Sebbene il movimento di protesta rappresenti una minoranza, questa è formata da quei gruppi sociali più dinamici, tra cui gli abitanti di Mosca, la classe media, i giovani e l’élite culturale.
  • I brogli elettorali sono visibili e le discrepanze facilmente denunciabili grazie al web.
  • Malgrado la promessa di riforme, Putin sarà sempre più dipendente dalle alleanze con gli oligarchi ed incline al populismo economico.

Con la rielezione di un presidente Putin sottoposto alle crescenti pressioni interne, l’Unione Europea dovrebbe aspettarsi una Russia più defilata e meno collaborativa sulla politica estera, su questioni come il Medio Oriente ed i conflitti “congelati”. La politica di ostruzionismo di Mosca sulla Siria è una chiara presa di posizione politica nei confronti dell’occidente. Per questo, l’Unione Europea dovrebbe:

  • Difendere risolutamente i diritti umani, ma astenersi da un ostentato sostegno ai movimenti di opposizione per evitare che i manifestanti ne subiscano le ritorsioni.
  • Redigere una lista di sanzioni, dai blocchi dei visti al congelamento dei beni, per tutte le persone legate all’assassinio dell’avvocato Sergei Magnitsky. In questo modo l’Europa imporrebbe dei chiari parametri alla categorizzazione di violazione dei diritti umani.
  • Promuovere un dialogo per combattere la corruzione che includa gli oppositori politici ed i funzionari di governo. L’élite russa ricorre all’Ue come cassaforte per il proprio denaro e l’opposizione chiede all’Europa di cambiare la legislazione in vigore per evitare che il denaro sporco venga trasferito in Europa.

Alcuni dati per comprendere la situazione pre-elettorale in Russia:

  • Il potere dell’autorità centrale è stato ridotto durante la “presidenza fantasma”: come lo stesso Putin ha constatato, nel 2011 l’80% delle decisioni del Cremlino riguardanti le questioni regionali sono state ignorate o non pienamente attuate.
  • Secondo il Centre for Strategic Research, la classe media russa rappresenta il 25% della popolazione totale, il 33% di quella adulta ed il 50% dei lavoratori nelle maggiori città del paese.
  • L’immigrazione, pari nel 2011 a 13,8 milioni di persone provenienti principalmente dal Caucaso meridionale e dall’Asia Centrale, costituisce una questione cruciale per i ceti medio-bassi.

Buona lettura,

   Silvia Francescon

   Direttrice dell’Ufficio di Roma

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