Dieci tendenze per il 2012

La sfera di cristallo di ECFR ha individuato dieci tendenze che riteniamo possano caratterizzare il 2012. Questa riflessione nasce comunque dalla piena consapevolezza che nulla è tanto imprevedibile quanto il prossimo futuro.

DIECI TENDENZE PER IL 2012

1. “Scontro di civiltà europeo”:  sebbene la vera causa della crisi stia nell’aver creato una valuta unica senza predisporre anche di un comune Ministero del Tesoro, i paesi del Nord Europa hanno spesso descritto i problemi dell’euro come uno scontro tra un Nord fiscalmente responsabile e un Sud indisciplinato. I paesi dell’Europa meridionale invece, si sentono traditi da una solidarietà limitata e condizionata del Nord Europa, visto anch’esso come parte del problema. La Francia si trova tra due fuochi – l’equivalente di quello che Huntington chiamava un “paese lacerato” (proprio come la Turchia nel conflitto tra Occidente ed Islam). Se da una parte, desidera far parte dei paesi del Nord – dove il potere è in movimento – dall’altra rischia di diventare parte del Sud. I fatti non sempre danno ragione a questa lettura culturale della crisi. Lo dimostra una Germania, da sempre sostenitrice delle regole, responsabile della rottura del Patto di Stabilità e Crescita, ed una Spagna debole economicamente ma rispettosa delle clausole. Tuttavia, come affermava Huntington, questo scenario rischia di avverarsi, provocando soluzioni insensate da un punto di vista economico, come la creazione di programma di austerity simultaneo in tutta Europa, che, come sostengono i Keynesiani, non può che condurre alla stagnazione.

(fonte: Paperblog.it)

2. La Germania riscopre di essere un paese europeo: il contagio si diffonde, i mercati emergenti che hanno trainato l’economia mondiale (e le esportazioni tedesche) cominciano a vacillare, la Germania avverte pienamente l’impatto della crisi. La deludente asta di titoli di stato di novembre e la minaccia di perdere la tripla A, ha obbligato la Germania ad aprire la porta sia agli Eurobond, sia alla BCE come finanziatore di ultima istanza.

3. Un’Europa britannica senza Gran Bretagna: con l’uscita di scena della Gran Bretagna, l’Europa inizia ad assumere molte delle caratteristiche per cui Londra si è così a lungo battuta (accanto ad un più ampio federalismo): un ruolo più incisivo per i governi e i parlamenti nazionali; un’Europa più ampia rispetto al gruppo originario; riforme strutturali di stampo liberale rivolte per le economie meridionali; la relativa perdita di potere di istituzioni centrali come la Commissione. L’auto-emarginazione della Gran Bretagna, avviata già nel 1991 quando John Major rinunciò a Maastricht – rischia di diventare strutturale, se la coalizione di governo non riuscirà a conciliare due principali obiettivi: assistere alla sopravvivenza dell’euro e gestire la richiesta dei Tory di un referendum “opt-out”.

4. La Cina è costretta ad accettare un G3 finanziario pur di non compromettere il valore delle proprie riserve: malgrado le voci di un trasferimento di potere ad Est, il 43% dell’export cinese continua ad essere destinato all’Europa e agli USA, e più del 90% delle riserve cinesi in valuta estera sono in dollari e in euro. Malgrado si sia parlato molto dell’influenza cinese sugli USA e sul ruolo di “cavaliere bianco” in soccorso agli stati membri dell’UE, la verità è che la Cina ha bisogno dei mercati occidentali e teme per il valore del suo risparmio globale. Nel 2008-09 e ancora nel 2011, le banche centrali occidentali (BCE, FED, Banca d’Inghilterra e Banca del Giappone) hanno contribuito con liquidità. L’Europa elargirà 200 milioni di euro per il FMI, e gli USA hanno nuovamente anch’essi manifestato la volontà di contribuire. La Cina, primo creditore pubblico al mondo, potrebbe quindi puntare ad un G3 con i propri debitori per una collaborazione forzata, oppure dover assistere impotente alla creazione di liquidità da parte dei suoi debitori e alla corrispondente svalutazione del loro debito.

5. La corsa della Russia all’Europa (e alle banche europee): nonostante le pressioni per una maggior liberalizzazione politica e una modernizzazione economica, col ritorno di Putin si profila una “Brezhhnevisazione” della Russia ed il ritorno all’ autoritarismo. I capitali mobili si stanno dileguando alla ricerca di rifugi più sicuri in Europa – in particolare quei titoli che hanno bisogno di un’iniezione di capitale dall’esterno – ed il denaro russo si mescola a quello cinese in una nuova corsa all’Europa.

6. La rimilitarizzazione dell’Europa: il soft power dell’Europa è stato penalizzato dall’attuale crisi economica e politica; la Libia ed i potenziali problemi nelle relazioni con Siria, Israele e Iran dimostrano che, a fronte di un mondo multipolare, parlare di una coerente risposta militare ha ancora il suo valore. Sotto i colpi dell’austerità economica, i governi europei hanno ammesso che l’unica possibile scelta è “condividere o perdere”, e hanno optato per la condivisione. Mentre Putin minaccia di inasprire i toni della sua retorica e crescono i dubbi sull’affidabilità dell’impegno USA per quanto riguarda la difesa dell’Europa, Parigi e Londra potrebbero trarre un discreto vantaggio nel proporre ai propri partner europei l’estensione dell’ombrello nucleare franco-inglese.

7. La Cina scopre il pluralismo politico mentre l’autoritarismo si rafforza: la competizione per il potere si sta inasprendo con la sostituzione di sette membri su dieci del Politburo Standing Committee. Il dibattito si concentra su tematiche quali lo sviluppo economico, dove si scontrano i sostenitori del modello Chongqing o di quello Guangdong, con le profonde implicazioni per il futuro della Cina. Allo stesso tempo, però, le tensioni sociali e i conflitti all’interno della società cinese sono affrontati con metodi familiari: in maniera autoritaria.

8. Il rinnovato atlantismo della Turchia: mentre Ankara ha sperimentato i limiti delle sue politiche regionali, le relazioni con l’Iran sono state motivo di grande agitazione e quelle con i paesi vicini o con ex alleati come Siria e Israele hanno solamente aggravato un’imbarazzante posizione; il rallentamento della crescita economica ha poi bruciato sul nascere la recente rinascita. La Turchia è stata quindi obbligata a riformulare completamente la propria strategia: essa non guarda all’Ue ma oltre oceano, agli Stati Uniti. Una delle tendenze-chiave è lo sviluppo di una linea di politica estera incentrata sul cambio di regime in alcuni paesi MENA coordinata con gli USA, piuttosto che con l’Europa. Il ritiro degli Americani dall’Iraq ha reso la Turchia un alleato regionale sempre più cruciale per Washington.

9. La fratellanza addomesticata: i Fratelli Musulmani sono diventati il partner più conveniente ed utile per l’Occidente nel nuovo Medio Oriente. I Fratelli Musulmani non vogliono essere provocatori, usano toni soft e agiscono nella regione attraverso un movimento politicamente controllato, a patto che le potenze occidentali non facciano pressione su alcuni diritti civili e sulla questione israeliana. I Fratelli Musulmani sanno che l’Occidente è loro riconoscente per la sfida lanciata al Consiglio Supremo delle Forze Armate e che considera loro un alleato nella lotta per destituire Assad in Siria. Preferiscono quindi consolidare il potere piuttosto che provocare ulteriori rivoluzioni.

10. Una perfetta tempesta iraniana: sebbene negli ultimi anni l’Iran ed il conflitto che lo riguardano siano rimasti latenti, per il 2012 si prevede una combinazione di forze che potrebbe rivelarsi decisiva. In primo luogo, l’oltranzismo israeliano, che ha già posto dei precisi limiti al programma nucleare iraniano. In secondo luogo, l’inaffidabile comportamento da parte di un Iran che teme di perdere il controllo della regione. In terzo luogo, vi sono operazioni segrete sempre più provocatorie nei confronti dell’Iran, le quali inevitabilmente ne provocano la reazione. In quarto luogo, il ritiro statunitense dall’Iraq potrebbe allo stesso tempo favorire per qualunque tipo di attacco aereo nonché il rischio di scopertura nel caso di un eventuale attacco contro le forze statunitensi. In conclusione, il meccanismo elettorale degli Stati Uniti renderà l’amministrazione americana meno propensa ad assumere un approccio debole nei confronti dell’Iran e ad entrare in disaccordo con Israele. Questi fattori potrebbero condurre il governo Netanyahu a pensare che questo sia il momento migliore per forzare la mano americana, attaccando.

Infine, una previsione che molto difficilmente si avvererà:

11. Non ci sarà alcun ”terremoto dei giovani”: i giovani europei sostengono il peso dell’austerità e della recessione, protestano rumorosamente ma non riescono ad ottenere un effettivo riscontro nel panorama politico europeo a cui si rivolgono. Accamparsi, creare gruppi tematici come il Partito del Pirata, ricorrere ai social network sono strumenti ben lontani dal potere di voto esercitato dai “pensionati d’Europa”, preoccupati a salvare se stessi e lasciare fuori gli altri.

Silvia Francescon

Direttore dell’Ufficio di Roma

 

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