L’autunno europeo dopo la primavera araba

5 ottobre 2011

(fonte: 1fmediaproject.net)

 

In Arabia  Saudita, durante il  discorso annuale al Consiglio della Shura, Re Abdallah ha annunciato una riforma epocale. In un Paese ove le donne sono ordinariamente discriminate e limitate nel godimento dei basilari diritti civili e politici, la concessione ad esse del voto, unitamente al diritto di candidarsi nelle elezioni municipali, ha tutta l’aria di un miracolo. Se paragonato alla lunga lista di diritti che le donne saudite rivendicano da anni, questo è solo un timido inizio, realizzatosi nel contesto di una linea politica di modernizzazione comunque molto contenuta, nel totale rispetto dei valori islamici. Eppure, siamo di fronte ad un avvenimento storico.

L’onda democratica che ha investito il Nord Africa ed in parte il Medio Oriente, sembra infatti aver assunto la forza di una marea; e se in Siria il regime si fa più cruento ed in Libia la transizione si è trasformata in una guerra, i segnali di cambiamento ci sono. E si sentono. Dopo il boom della cosiddetta terza onda di democratizzazione che ha investito i Paesi dell’Europa centro-orientale nel 1989, Huntington si domandava quali potessero essere le sorti dei Paesi cosiddetti Islamici e della Cina. Più di vent’anni dopo, ecco la “primavera araba”.

Il risveglio democratico nei Paesi islamici, seppur di grande valore ideologico, non costituisce di per sé un traguardo. Dopo la caduta di un regime autoritario, il punto di arrivo deve essere il consolidamento di una duplice transizione: sostenibilità democratica da una parte, economica dall’altra. Questi sono processi lunghi, che non sempre si concludono con i risultati sperati. Ed è proprio in questa fase che i Paesi europei devono davvero esserci, trasponendo le parole di solidarietà ed amicizia in azioni concrete; e soprattutto collettive.

La politica di vicinato dell’Unione Europea è sempre stata unica in ragione del principio di condizionalità, diretto a promuovere la democrazia, lo Stato di diritto, il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Ma mai come ora l’Unione Europea ha avuto l’occasione di svolgere un ruolo di primo piano nella stabilizzazione politica ed economica dei Paesi nordafricani e mediorientali.

La task-force Unione Europea-Tunisia costituisce un modello di cooperazione basilare. La Tunisia è stato il primo Paese ad ospitare nella propria capitale un incontro di questo genere, finalizzato ad istituire una partnership privilegiata. L’incontro tra Beji Caid Essebsi, Catherine Ashton, Stefan Füle e Bernardino Leon, ha evidenziato l’esigenza di attuare riforme interne, ripristinare la stabilità e sicurezza del Paese e ristabilire un clima economico favorevole agli investimenti. In questo contesto di dialogo e cooperazione, l’Unione Europea e la Tunisia hanno sottoscritto due accordi di natura finanziaria, volti a sostenere la ripresa economica ed inaugurare politiche di sviluppo sostenibile nelle aree rurali.

Oltre alla riqualificazione delle aree più povere con aiuti ad hoc, nel medio termine il focus si concentra sul mercato degli investimenti e del lavoro. Inoltre, è prevista l’apertura dei mercati: una sostanziale liberalizzazione del commercio di prodotti agricoli, la sottoscrizione di un Deep and Comprehensive Free Trade Agreement e l’incentivazione del turismo. L’apertura delle negoziazioni per una Mobility Partnerships, che sarebbe la prima nel Mediterraneo Sud, è un ulteriore obiettivo nel campo della promozione della mobilità e della società civile.

Nella fase di follow-up, sarà interessante vedere se l’Unione Europea manterrà le promesse – specialmente quelle relative all’apertura dei mercati agricoli. E soprattutto, se di vera mobilità si tratterà, considerando che questa rimane la spina nel fianco della Politica di Vicinato.

(fonte: sott.net)

Se si punta a venire incontro ai bisogni del popolo tunisino, l’Europa deve garantire il pieno rispetto dell’ownership a questi cittadini. Gli stessi che hanno rovesciato il regime con la forza della piazza e grazie al potere dei social network. La società civile dunque esiste ed è a partire da questa che il Paese potrà ricostruire la propria identità. Le elezioni di ottobre saranno una prova importante per confermare i progressi raggiunti. E sempre ad ottobre verrà assegnato ad Oslo il Premio Nobel per la Pace, che vede candidati per la prima volta alcuni famosi blogger arabi, come l’egiziano Wael Ghonim o la tunisina Lina ben Mhenni. Riprendendo le parole di quest’ultima, postate in seguito alla caduta del regime: “una nuova era è cominciata”.

Silvia Francescon

Direttrice dell’Ufficio di Roma

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