Libia – Se non ora quando? L’Italia sta perdendo un’occasione storica

22 febbraio 2011

Il ministro Frattini ieri ha dichiarato che l’UE non dovrebbe intervenire per permettere alla Libia di decidere

©Roberto Gimmi

photo: Roberto Gimmi

del proprio futuro, invocando il concetto di ownership, secondo il quale ciascuno è artefice del proprio futuro e sviluppo.

L’ownership è un principio sacrosanto contrario all’attitudine di molti Paesi donatori di insegnare ai poveri come svilupparsi e contrario all’idea di imporre una visione di democrazia. Pensare, però, che un intervento deciso dell’Italia e dell’Unione Europea a tutela dei diritti violati possa essere paternalistico è fuori da ogni realtà.

I giovani che stanno dimostrando, quegli stessi giovani che in queste ore stanno morendo per la dignità e la libertà, stanno già facendo la storia, e lo stanno facendo senza di noi, anzi lo stanno facendo nonostante noi. A noi rimane un unico obbligo: fermare il massacro.

Per l’Europa un imperativo. Ne va della sua credibilità, anzi sopravvivenza. Se L’Europa si limiterà ad invocare un “dialogo pacifico” e se l’Europa non sarà in grado di fermare la carneficina degli aerei dell’aviazione libica bene farebbe a non presentarsi più come paladina dei diritti umani in nessun contesto internazionale.

L’Italia aveva un’enorme opportunità per fare la differenza e tornare ad essere protagonista in Europa e nel mondo. Invece, non solo è rimasta colpevolmente silente, come nei casi di Tunisia ed Egitto, ma ha incredibilmente chiesto, per voce del Ministro Frattini, all’UE di non intervenire. Solamente in serata il Primo Ministro Berlusconi ha dichiarato che “la violenza sui civili è inaccettabile”.

Eppure, proprio in virtù di un rapporto solido, culminato nel Trattato amicizia bilaterale del 2008, grazie al quale l’Italia ha allocato 5 miliardi di euro  a favore della Libia (cifra stratosferica se si pensa agli attuali livelli della cooperazione italiana), il nostro governo sarebbe nella posizione di assumere la leadership europea per imporre la cessazione delle violenze sui civili in una delle aree geopolitiche più importanti, che la geografia vuole al nostro confine.

Far cessare le violenze, un inciso non irrilevante, non può che portare nel lungo termine benefici anche su tutti i fronti di immediata preoccupazione del governo italiano: immigrazione, interessi economici e finanziari e approvvigionamento energetico. Ma sarà necessario non limitarsi a guardare il dito e avere il coraggio di guardare la luna.

Un coraggio che all’Italia in questo momento sembra mancare.

Silvia Francescon

Rome view: Italy’s role in Libya

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